Intervista a PATRICK STEWART su PLAYBOY [parte 2 di 2]

Patrick Stewart non è il playmate del mese e non si è messo in posa per foto succinte, ha però risposto a 20 domande postegli da Stacey Wilson Hunt per Playboy.
L'articolo integrale e in lingua originale (disponibile in rete a questo link), è stato pubblicato sullo speciale trimestrale di primavera 2020 The Speech Issue di Playboy.
Abbiamo tradotto l'articolo in italiano. Trovate la prima parte, con le prime dieci domande CLICCANDO QUI. Di seguito potete leggere le domande, e le relative risposte di Patrick Stewart, dalla numero 11 alla 20.

Le fotografie sono di Elizabeth Weinberg.
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D11: Lei è anche uno strenuo sostenitore delle donne. Perché così pochi uomini di alto profilo si sono schierati a supporto del movimento #MeToo?

STEWART: Perché non credo che ci credano. È molto difficile per certi uomini, sicuramente per quelli di una particolare età o con un certo successo. Il modo in cui la superiorità maschile è diventata parte della nostra vita è molto sottile e complicato. Ma esiste, e ora sta cambiando, e alcuni pensano  non abbastanza rapidamente. Sono entusiasta di ciò che sta accadendo e dell'impatto che ha sulla carriera delle donne e sul rispetto che hanno di sé.

D12: Quando ha iniziato a lavorare nel cinema e in televisione, provenendo dal teatro, ha visto persone maltrattate e ha pensato di doverle aiutare o era qualcosa che ha accettato come parte del processo creativo?

STEWART: Non posso affermare di averlo pensato. Quando andavo alla scuola di recitazione, sapevo già cosa fosse un divano da casting [n.d.r. - modo di dire riferito alla pratica di offrire ingaggi in cambio di favori sessuali], a 17 anni! C'è un comportamento predatore ovunque. Ho avuto esperienze di prima mano a causa degli abusi domestici di mia madre. Ecco perché sono stato coinvolto in Refuge nel Regno Unito. È un'organizzazione meravigliosa che aiuta a combattere la violenza domestica.

D13: Ha detto di voler diventare un cittadino degli Stati Uniti. Come si sente a vedere sia il suo Regno Unito che gli Stati Uniti ora in una sorta di subbuglio culturale e politico?

STEWART: Ultimamente mi sono sorpreso a sentirmi in colpa per non essere in Inghilterra. Per tutta la vita sono stato coinvolto nella politica di sinistra. Sono ancora membro del Partito Laburista, ma ho profonde riserve al riguardo. Sono spaventato. C'è un tendenza verso il nazionalismo in entrambi i paesi e uno dei motivi sono le disparità economiche ed educative. Boris Johnson e Donald Trump si rivolgono entrambi a persone che hanno subito privazioni. Il divario tra ricchi e poveri, che sta crescendo a un ritmo terrificante, e il riscaldamento globale sono le cose che mi allarmano di più.

D14: Cambiamo discorso, lei e sua moglie Sunny vivete a Park Slope, a Brooklyn. Quali sono state le sue prime impressioni sulla nuova casa?

STEWART: Le persone che vivono lì sono straordinarie. Quando rimasi per la prima volta con Sunny a casa sua, uscimmo dal suo palazzo una domenica mattina d'estate e vedemmo due ragazzi seduti su una sedia a fumare. Uno alzò lo sguardo, ma io non volevo incontrarli. Quando mi sono avvicinato a loro, uno ha detto, [con un accento di New York] “Ehi, signor Stewart! Benvenuti nel quartiere. Passatevela bene." Tutto qua. Niente "Potrei fare un selfie con lei?" Mi emoziono quando ci penso, perché non sono mai stato accolto, da nessuna parte, in quel modo.
D15: C'è una differenza di 38 anni tra lei e Sunny. Quanto pesa nella sua vita quotidiana?

STEWART: Sto imparando così tanto da lei. Ricorda tutto ciò che legge, perfino "la robaccia" - come la definisce lei - che ha letto la prima volta che mi ha incontrato a Londra. Sta diventando esperta di arte e architettura tardo-medievale-rinascimentale. Cammino in una chiesa con lei e mi spiega le cose che vedo perché lei le ha studiate. Se penso alla nostra differenza d'età? Non molto. Non ne sono autocosciente. Ma capita, quando siamo tra la gente che qualcuno mi dica "Tu e tua figlia..." E io rispondo "Grazie mille". [ride]

D16: Cosa pensa la sua famiglia riguardo alla vostra relazione?

STEWART: All'inizio non credo che fossero troppo sicuri. Ma nel mio discorso di matrimonio ho detto: “Voglio chiarire una voce che circola sul fatto che ho sposato Sunny per stare vicino ai suoi genitori. È assolutamente vero." [ride] Andiamo molto d'accordo e ridiamo così tanto. Hanno una casetta ad Alpine Meadows, in California. Ho imparato a sciare all'età di 64 anni. Ho detto a suo padre: “Non posso farlo. Lasciami vicino al camino, con un libro e una tazza di caffè." Ha detto: "Ti abbiamo prenotato un istruttore per quattro ore al giorno". Alla fine del quarto giorno ho preso l'impianto di risalita fino alla cima della montagna e ho sciato da solo. È stato elettrizzante. Ho visto ore e ore di sport invernali e all'improvviso ho sentito quel rumore [imita il rumore degli sci sulla neve], e sono stato io a farlo!

D17: Cosa l'ha spinta a sostenere la causa del salvataggio degli animali e come l'ha cambiato?

STEWART: E' stata la devozione e la gentilezza del primo cane che abbiamo allevato, un pitbull di nome Ginger. Ero arrabbiato per qualcosa che stavo leggendo sul giornale - un fatto quotidiano - e Ginger si piazzò davanti a me. Con gli occhi mi chiedeva: "Stai bene?" Una settimana dopo, ero malato e vomitavo nel nostro bagno a Los Angeles. E Ginger ha tirato Sunny da me. Come lo spieghi? I pitbull sono la nostra ossessione, ma non possiamo tenere i pitbull perché sono banditi in Inghilterra. Sostengo una campagna che lavora per cambiare questa legge, perché è ridicola. Non ha nulla a che fare con i cani; riguarda i proprietari.
D18: Compirà 80 anni a luglio. Come pensa di festeggiare questo traguardo?

STEWART: Sunny pianifica da mesi quel giorno. Sarà celebrato a Los Angeles e forse anche a Londra. Non so cosa sia successo, perché, ti giuro, avevo 40 anni circa sei mesi fa. Lo ricordo vividamente. Stavo girando Excalibur con John Boorman, il regista. Dopo essere stato dentro un'armatura tutto il giorno, non riuscivo più a stare davanti alla telecamera. Lo supplicai: “È il mio quarantesimo compleanno. Fammi fare una persona sullo sfondo!” Non lo fece. Ora mi sento fortunato ad essere ragionevolmente sano, a lavorare, ad essere così impegnato, ad avere una moglie incredibile con una famiglia che è diventata in qualche modo la mia famiglia. Di tanto in tanto tutto questo mi spaventa un po', ma ormai sono arrivato qui e non ha senso pensare a come ci sono arrivato.

D19: Quando ha fatto un'altra intervista da 20 domande con Playboy nel 1992, ha detto che i cinque dischi che si sarebbe portato su un isola deserta erano tre album classici, una registrazione del cast di Sweeney Todd e Ol 'Yellow Eyes Is Back del suo amico Brent Spiner. I suoi gusti da allora sono cambiati?

STEWART: Negli ultimi 25 o 30 anni la musica popolare non ha trovato spazio nella mia vita. Poi ho incontrato Sunny, che suona sempre. Ho imparato ad amare la musica country. Faccio fatica con l'hip-hop. Non dimenticherò mai la prima volta che ho sentito cantare Sunny: non sapevo che fosse una cantante e poi ha detto: "Ho una suonata". Non sapevo cosa fosse una suonata! Mi ha detto che era nell'East Village e avveniva tra le 11 e la mezzanotte. Che cosa? Ricordo di essermi preoccupato, la serata non finiva mai? Poi è salita sul palco, dopo mezzanotte. E cantava. Sorprendente. Meraviglioso.
D20: Nell'intervista del 1992 aveva giurato di non apparire mai come Jean-Luc Picard in pubblico e di non utilizzare gli slogan di The Next Generation. E' ancora fermo su questa idea?

STEWART: No, ora sono molto più rilassato. Sarebbe strano - intendo davvero un gran casino - se lo fossi ancora. No, no, no, no, non dirò "Attivare!"
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Trovate la prima parte dell'intervista a Patrick Stewart cliccando su questo link.